L'area conviviale

Sala delle Cappe, veduta interna Sala delle Cappe, veduta interna

SALA DELLE CAPPE
(O DELLE ANTICHE CUCINE)

 

La Sala delle Cappe è detta anche Sala delle Antiche Cucine, in quanto la presenza di due grandi cappe fumarie aveva indotto erroneamente a credere che il locale avesse ospitato le cucine del convento. Durante i lavori di restauro effettuati dopo la seconda guerra mondiale, invece, si è scoperto che le cappe fumarie furono costruite posteriormente alla settecentesca volta del refettorio. Il loro peso determinò persino la chiusura con muratura delle prime tre bifore del lato sinistro del medesimo. Molto probabilmente questo locale doveva essere il luogo dove le monache si riunivano per riscaldarsi durante l’inverno.

La sala, in muratura, è divisa spazialmente in due parti da tre archi in tufo – di cui due ribassati ed uno a tutto sesto – poggianti su due colonne in piperno. La prima parte è coperta dalle cappe fumarie, mentre la seconda è coperta da volte a crociera ormai annerite dalla fuliggine delle braci.  Sulla parete a destra dell’ingresso si staglia imponente un grande Crocifisso ligneo.

Antico Refettorio, veduta interna Antico Refettorio, veduta interna

ANTICO REFETTORIO

Sul lato sud del convento vi è un luminoso refettorio, un tempo utilizzato dalle monache coriste. Non si conoscono le vicende che interessarono questo ambiente nel corso dei secoli, ma di certo col  passare del tempo esso mutò forma. In una relazione del 1762, infatti, si parla del disfacimento del soffitto esistente e del suo successivo rifacimento. Non è dato sapere, però, quando fu compiuta l’opera in muratura che ha dato al locale il suo aspetto attuale. Il refettorio stupisce per le sue dimensioni e per la sua struttura. L’unico ambiente rettangolare, dai lati minori ricurvi, manca del tutto di colonne, pilastri ed archi di sostegno all’enorme calotta superiore, sorretta solo dalle spesse mura laterali. La pavimentazione, in marmo bianco con fascia di bardiglio, è spezzata al centro da una fontana in marmo recentemente restaurata. Sulla volta vi è un affresco moderno in chiaroscuro monocromatico, raffigurante S. Pasquale Baylon e S. Chiara che adorano il Sacramento.  L’aver affiancato S. Chiara a S. Pasquale Baylon è spiegabile sia per la loro comune devozione a Gesù Eucaristia, sia perché S. Pasquale fu un Alcantarino, e gli Alcantarini hanno lasciato nella struttura varie tracce della loro presenza. Il lavoro, che forse è stato realizzato da un certo professor Maestoso nel 1910, occupa la gran parte del soffitto e si distingue per il vivido contrasto dei colori, sicuramente più freschi rispetto a quelli stagionati delle pareti. Quest’ultime, infatti, sono decorate da monocromi vasi di fiori, realizzati intorno alla metà del Settecento dal pittore ornamentista Filippo Galletti, alternati a figure di Angeli e Santi dell’Ordine Minoritico, dipinte probabilmente da Pietro Bardellino. Nella testata della sala, in due nicchie arcuate vi sono raffigurati S. Francesco e S. Chiara. La Santa, abbigliata con una tunica e una mantellina di panno, è in piedi su una pedana, mentre un angioletto le porge un giglio. Al centro della parete ricurva, invece, è raffigurata la Crocifissione. Le panche lignee presenti nel Refettorio risalgono al XVIII sec.

Chiostro di S. Francesco, veduta interna Chiostro di S. Francesco, veduta interna

CHIOSTRO DI S. FRANCESCO

Il Chiostro di S. Francesco – detto anche Chiostrino – è il secondo chiostro presente all’interno del Complesso Monumentale, ed è di dimensioni nettamente inferiori rispetto a quello maiolicato. Il chiostrino ha una planimetria irregolare: l’intatto impianto trecentesco è formato da pilastrini in piperno a base ottagonale, su cui poggiano archi a sesto acuto in tufo. Le pareti laterali sono lisce e completamente intonacate. Nel corso dei secoli esso ha subito numerose manomissioni, fino ad essere trasformato in una serie di forni; venne infine ripristinato e restaurato dopo il bombardamento che colpì la struttura nel 1943. Ulteriori lavori sono stati effettuati dopo il terremoto del 1980.